Il percorso espositivo, un viaggio nel tempo

Un allestimento immersivo che porta il mare, con tutto il suo fascino e il suo mistero, negli spazi dell’Aeroporto di Brindisi, quasi un’anticipazione di quello che il Salento riserva a chi sceglie di visitarlo. 

Una virtuale, diacronica veleggiata attraverso i secoli e i paesaggi costieri in continua evoluzione, attraverso i modi e le forme della navigazione antica, delle relazioni, del commercio, dell’insediamento lungo le sponde dell’Adriatico, dall’età preromana all’epoca moderna.

Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento” è un viaggio nel passato, ma con lo sguardo rivolto al presente. La mostra “vira” infatti sul contemporaneo grazie ad alcuni spettacolari modelli digitali 3D di importanti statue in bronzo dell’antichità, la suggestiva ricostruzione multimediale di Grotta Poesia e l’opera dell’artista Costas Varotos, proveniente dal Museo d’arte contemporanea di Atene.

Un modo per unire le linee del tempo e per ricordarci che le scelte e i destini umani sono intessuti di un unico filo fatto di umanità.

I TEMI

Tanti nomi per un unico mare: nei secoli, l’Adriatico è stato chiamato in mille modi, scelti da popoli diversi pensando all’approdo dei loro viaggi, ai loro miti, alle loro paure. A volte, non era nemmeno come un mare aperto bensì un golfo. Qui, nel Salento, dove le sponde si guardano e sembra facile, nei giorni limpidi, passare dall’una all’altra, vedevano proprio l’imboccatura del grande Ionios Kolpos (Golfo Ionico).

Dalle glaciazioni ai giorni nostri, dalle prime comunità umane alle riserve naturalistiche di oggi, passando per la nascita di porti e città costiere e la fine di intere civiltà. Un volo d’uccello sulla costa e nel tempo, seguendo l’alzarsi e l’abbassarsi del livello del mare, da cui sono sempre dipesi i ritmi di vita della Natura e dell’uomo.

L’Adriatico è protagonista di un’altra storia millenaria che sembra non avere fine: lo spostarsi di enormi quantità di esseri umani fra le sue sponde, in un movimento incessante di peregrinazioni, pellegrinaggi, invasioni, commerci, fughe.
Una fitta trama di destini umani che hanno viaggiato su ogni mezzo possibile, in un racconto che ancora oggi ci chiama alla riflessione sui concetti di identità, appartenenza e accoglienza.


Un console romano, una bimba pettinata come una principessa, una Vittoria alata, l’Imperatore Tiberio: opere d'arte in rottami risalenti alla Tarda Antichità, raccolte e imbarcate come materiale da riciclo per rifonderne il metallo e “vittime” di un naufragio disastroso sono i modelli di spettacolari ricostruzioni digitali in 3D che ci ricordano la grande capacità innovativa della ricerca archeologica.

Edifici sacri, monumenti, templi, stele, tumuli. Le sponde adriatiche sono punteggiate di luoghi dedicati al “sacro” e alla sosta, punti di riferimento essenziali per la navigazione, ma anche di incontro fra chi viene dal mare e chi al mare guarda da terra.
Aree dove chi solca le acque trova accoglienza, prega e ringrazia per il naufragio scampato, offre e lascia omaggi alle divinità, magari scendendo nelle buie viscere del sottosuolo, in una delle tante grotte costiere, frequentate assiduamente fin da tempi antichissimi.


Il commercio segna da sempre la navigazione sull'Adriatico. Per questo mare ha viaggiato di tutto: cereali, vino, olio, carne e pesce, miele, vetro, marmo, metalli, minerali, pietre e laterizi, vasellame pregiato e artigianato artistico, opere d'arte, arredi e ornamenti, ceramica, bronzo, ambra, oro, argento, avorio, pietre preziose, perle, sostanze medicinali, incensi, unguenti, profumi, pellami, cuoio, lana, sete e altri tessuti, legname, schiavi...
Un emporio galleggiante che non ha mai smesso di funzionare.


Dai fondali sabbiosi, riemergono relitti carichi di storie, che rappresentano un immenso e inestimabile patrimonio archeologico sommerso. Il mare, come un raffinato collezionista, ci mostra i tesori che ha conservato a lungo e, raccontandoci il destino dei reperti preziosi, opere d’arte e di alto artigianato artistico – raffinati servizi da banchetto, statue di divinità esotiche e ormai dimenticate e di giovani fanciulle in fiore - evoca il ricordo di tutti gli uomini, i commerci, le vite e i naufragi di cui è stato testimone.

Quella della navigazione fra le sponde dell'Adriatico è una storia di alta tecnologia, di tecniche costruttive che si ibridano ed evolvono nel tempo, come testimoniano i ritrovamenti dell'archeologia navale. Una storia lunga di convivenza fra l’uomo e il mare che si è nutrita di grande ingegno, fatica e scoperta.

Attraverso la storia di Roca, un villaggio fortificato dell’età del Bronzo, distrutto da un incendio, ricostruito e di nuovo inghiottito dal fuoco, assaporiamo la quotidianità del Salento del II millennio a.C., quando le sue coste erano già crocevia di navigazioni, traffici commerciali e contatti tra le comunità che attraversavano il Canale d’Otranto.

LA MAPPA

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