Il percorso espositivo

I TEMI

Un viaggio nell’“idea geografica” di Adriatico attraverso le rappresentazioni che nei secoli ne ha dato la cartografia, per capire come il “mare dell’intimità” ha preso forma sulla carta, ma soprattutto nel nostro immaginario.
Aquileia, Ancona, Ravenna, Brindisi, e poi Trieste, Pola, Spalato e molte altre. Fin dall'antichità, le coste dell'Adriatico sono punteggiate, come in un ricamo, da porti, approdi e imbarcaderi che sono stati punti di accesso alla terraferma, cerniere tra vie di terra e fluviali e vie di mare, emporii, terminal di redistribuzione, basi navali. Da una costa all'altra, seguendo le rotte commerciali, scopriamo una rete di mobilità e connessioni marittime che da sempre collega le varie sponde dell'Adriatico, in un mescolarsi continuo di merci, lingue e storie.
Quella della navigazione fra le sponde dell'Adriatico è una storia di alta tecnologia, di tecniche costruttive che si ibridano ed evolvono nel tempo, come testimoniano i ritrovamenti dell'archeologia navale, che questa sezione racconta. L'esplorazione comincia dalla nave cucita più antica del Mediterraneo e continua fra imbarcazioni mercantili dell'Antichità, galeoni, vascelli, rascone, galee veneziane e navi ottomane, navi militari del Regno Italico, concludendosi con i sommergibili. Nel mezzo, navi di pietra, di vetro e persino navi su monete!
Il commercio segna da sempre la navigazione sull'Adriatico. Per questo mare ha viaggiato di tutto: cereali, vino, olio, carne e pesce, miele, vetro, marmo, metalli, minerali, pietre e laterizi, vasellame pregiato e artigianato artistico, opere d'arte, arredi e ornamenti, ceramica, bronzo, ambra, oro, argento, avorio, pietre preziose, perle, sostanze medicinali, incensi, unguenti, profumi, pellami, cuoio, lana, sete e altri tessuti, legname, schiavi... Un emporio galleggiante che non ha mai smesso di funzionare.
Al centro di tutto – commerci e spedizioni militari, grandi imprese e loschi traffici, naufragi e ritrovamenti – sempre loro: gli abitanti delle sponde dell'Adriatico, un unico grande popolo dalle tante lingue e culture, che si estende ben al di là del mare. Ammiragli, marinai, commercianti, imperatori, latifondisti, cortigiane, pirati, schiavi: storie di uomini e donne rivivono grazie ai reperti archeologici riaffiorati dalle acque.
L’attività “madre” di tante altre, praticata in tutte le epoche, di cui l’Adriatico serba memoria dalle età più antiche, è la pesca. Il pesce si alleva, si pesca e lavora, ma soprattutto si trasporta, vivo e conservato, insieme a molluschi, a conchiglie che diventano ornamenti e ai murici, da cui si estraeva la porpora per colorare i tessuti. I paesaggi cambiano lentamente, almeno fino ai tempi più recenti, consentendo di andare a ritroso nell'esplorazione dei luoghi della pesca, che, come le saline, si conservano immutati nei secoli.
Acqua che unisce, ma anche frontiera: da sempre, l'Adriatico è terreno di scontro per i popoli di un’Europa in gestazione, teatro di guerre navali che ruotavano attorno alle relazioni fra Oriente e Occidente e alla religione, fronte interno contro la pirateria. Ha visto mutare i raggruppamenti di popoli e territori, testimone delle frammentazioni etniche e politiche seguite al crollo dei grandi imperi adriatici: bizantino, veneziano, austro-ungarico, ottomano, fino alla dissoluzione della Federazione jugoslava.
Edifici sacri, monumenti, templi, stele, tumuli... Le sponde adriatiche sono punteggiate di luoghi dedicati al “sacro” e alla sosta, punti di riferimento essenziali per la navigazione, ma anche di incontro fra chi viene dal mare e chi al mare guarda da terra. Aree dove chi solca le acque trova accoglienza, prega e ringrazia per il naufragio scampato, offre e lascia omaggi alle divinità, magari scendendo nelle buie viscere del sottosuolo, in una delle tante grotte costiere, frequentate assiduamente fin da tempi antichissimi.
L’Adriatico è protagonista di un’altra storia millenaria che sembra non avere fine: lo spostarsi di enormi quantità di esseri umani fra le sue sponde, in un movimento incessante di peregrinazioni, pellegrinaggi, invasioni, commerci, fughe. Una fitta trama di destini umani che hanno viaggiato su trabaccoli, pieleghi, brazzere, galere, brigantini, caicchi, fuste, galeotte, traghetti, gommoni, motovedette, unità della NATO, in un racconto che ancora oggi ci chiama alla riflessione sui concetti di identità, appartenenza e accoglienza.
Le sfide e le metodologie della ricerca archeologica subacquea in due video suggestivi, per capire la complessità e le frontiere di una professione importante, che ha il suo fondamento nella ricerca e nella passione per la scoperta e la restituzione di patrimoni perduti.